UN RUBINETTO NON È SOLO ‘FUSIONE DI METALLI’ DA CUI FLUISCE ACQUA:
È UN’OPERA DI INGEGNERIA...
...che regola temperature e flussi, interagisce con l’ elettronica, garantisce affidabilità tecnica nel tempo e assicura la purezza dei componenti. Un rubinetto assume giusto valore nel momento in cui è parte di un contesto complesso, che origina dallo sgorgare dell’acqua alla sorgente fino all’erogazione nelle nostre case: un insieme di competenze tecnologiche, caratterizzato da specifici contesti territoriali e socio-culturali.
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MRG ha deciso di sostenere Il Museo del rubinetto quale espressione del distretto territoriale e produttivo del Cusio, in cui la produzione di rubinetteria e valvole caratterizza profonde interazioni economiche e culturali.Le Aziende del settore sono testimonianza di tecnologia, qualità e design a livello mondiale.
Per gentile concessione: © museo del rubinetto e della sua tecnologia | info@museodelrubinetto.it

La Civiltà Greca

Le prime testimonianze di studi e metodi che permisero di incanalare acque e gestirne il flusso risalgono agli antichi greci. Una delle prime invenzioni fu la NORIA A SECCHI, ovvero una macchina idraulica con ingranaggi dentati per la trasmissione di moti rotatori orizzontali in moti verticali, con successione a catena di cestelli metallici mobili ed azionata da energia animale.

Età Romana

I primi rubinetti archeologicamente riconosciuti sono le “valvulae” di epoca romana. Si tratta di rubinetti, spesso realizzati in bronzo, in cui la rotazione di un cilindro forato consente o impedisce il passaggio dell’acqua. Gli architetti romani erano particolarmente abili nella costruzione degli acquedotti, disponendo di attrezzature sofisticate. Prima di essere incanalata, l’acqua passava attraverso una o più vasche dette PISCINAE LIMARIAE, dove il flusso rallentava, consentendo a fango ed a altre particelle di depositarsi. Le condutture avevano una tale perfezione tecnica che ancora oggi sono in grado di funzionare.

Medioevo

Con la fine dell’impero romano, in epoca medievale, i rubinetti erano utilizzati soprattutto per regolare il flusso dei liquidi in recipienti. Si trattava di rubinetti “a maschio” cilindrico, con dimensioni ridotte. Essi infatti erano applicati a piccoli recipienti in legno o metallo (acquamanili, samovar, ecc.) o a piccole vasche a muro. Poche case disponevano di acqua corrente: la maggioranza della popolazione l’attingeva dalle fontane pubbliche site nelle piazze. Nei castelli feudali e nei palazzi, l’acqua prelevata da pozzi e cisterne, scorreva in canali in pietra, convogliandola nei luoghi d’utilizzo.

Il RinascimentO

Con la fine del Medioevo, l’uomo cambia modo di pensare e si fa artefice della qualità della sua vita. Sulle piazze, nelle ville, nei giardini, nasce la moda delle fontane: ingegneri, architetti, artigiani idraulici studiarono combinazioni di getti complicati e spettacolari. Fu in questo periodo in cui nacquero i primi veri rubinetti, come oggi sono intesi.

Ottocento

Con l’espandersi degli agglomerati urbani si assistette ad un cambiamento economico, sociale, tecnologico di grande portata. Le tecniche e l’esperienza di lattonieri, peltrai, stagnini e ottonari, si perfezionarono, rispondendo alle necessità della modernizzazione. L’invenzione del rubinetto ‘a vite’ è attribuita all’ inglese Thomas Grill nel 1800. Con questo dispositivo fu possibile graduare il flusso dell’acqua.

Età Moderna e Territorio

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con l’emanazione di leggi e regolamenti che disciplinarono il trattamento dell’ acqua destinata al consumo umano, l’industria del rubinetto e del valvolame si diffuse sempre piu’ nel Cusio e Valsesia. In particolare, a partire dagli anni ’50 e ’60, il nostro distretto decollò definitivamente, affermandosi a livello mondiale. Nel 1975 iniziò la produzione dei primi miscelatori monocomando a dischi ceramici.

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